La Nostra Preghiera

Che cos’è la preghiera?

È un colloquio con Dio: il Signore ci guarda, ci chiama, ci parla e suscita in noi la risposta fiduciosa. Il Signore tiene il suo sguardo su di noi, e noi dobbiamo avere lo sguardo del cuore su di Lui e l’orecchio in ascolto della sua Parola. Questo non significa che sempre incessantemente si preghi dicendo parole, ma che nel cuore si deve conservare sempre il ricordo di Dio, riconoscendo la nostra identità di figli resi tali nel Figlio Diletto, venuto a patire nel mondo per liberare dal peccato e dalla morte eterna tutta l’umanità.

Il dono della preghiera ci è indispensabile come la luce, come l’acqua, come il pane, come e più di tutto quello che è necessario per la nostra vita. Essa è il respiro dell’anima. Pregare è aprirsi a Dio e al prossimo, accogliere e donarsi. Nella preghiera si è illuminati, si è guidati, si è fortificati e si è consolati quando le situazioni della vita non sono facili e abbiamo bisogno di conforto e di sostegno. Fin dal risveglio del mattino è dunque bello rivolgere al Signore la nostra mente e il nostro cuore per affidare a Lui la nostra giornata e mettere sotto il suo sguardo anche tutte le persone che ci sono care, dilatandoci nella carità fino a pregare per tutti gli uomini che vivono sulla faccia della terra e invocare su di loro la benedizione di Dio, nostro Padre comune. In modo particolare la preghiera diventa opera di misericordia verso chi soffre nel corpo o nello spirito, verso chi è nell’angoscia e non sa pregare, verso chi non ha fede e quindi nemmeno speranza e amore.

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La liturgia delle ore

Siate sempre lieti,
pregate ininterrottamente,
in ogni cosa rendete grazie (1Ts 5,16-18)

La giornata monastica è scandita dal ritmo della Liturgia delle Ore, che risponde all’invito di Gesù – ripreso poi da San Paolo – a pregare senza interruzione. Dall’alba al tramonto, e anche durante la notte, la Madre Chiesa ci offre dal ricco tesoro della Sacra Scrittura e della Tradizione, gli elementi con cui elevare la nostra voce al Signore, a nome di tutta l’umanità.

«Perché Dio sia ben lodato dagli uomini, Dio stesso si è lodato; e poiché si è degnato di lodarsi, l’uomo ha potuto trovare il modo di lodarlo» (S. Agostino, Esposizioni sui Salmi, 144,1)

La liturgia delle Ore è tale perché è segnata dalla luce e dallo scandire del tempo. Non si tratta tanto di un culto “naturale” legato all’alternarsi del giorno e della notte, quanto di una memoria (anamnesi) che rende presenti ogni giorno – in modo quasi sacramentale – gli eventi fondamentali della storia della salvezza.

L’intero Ufficio si apre con il canto dell’Invitatorio, un Salmo eseguito in forma responsoriale che ci “invita” – appunto – a lodare il Signore, dando una coloritura particolare a tutto il giorno.

Seguono quindi le Vigilie – dette anche Mattutino o Ufficio delle Letture. Nate nella Chiesa antica come preghiera in attesa del ritorno del Signore, (cfr. Mt 25,1-13) le Vigilie sono caratterizzate da un clima di silenzio in cui risuona la Parola di Dio, cantata e proclamata nei Salmi – generalmente storici, sapienziali o che rimandano ad una lotta contro il male – e nelle letture, proposte in una forma ampia e seguite da una pausa di silenzio che ne permette l’interiorizzazione.
Ogni Salmo, secondo la consuetudine dei monaci antichi, è seguito da una orazione – colletta – che, a seconda dei tempi liturgici e delle feste celebrate, aiuta a pregare il Salmo e ad inserirlo nel contesto vissuto.

In quest’Ora «l’anima, con la meditazione, la preghiera e l’amore, si immerge negli sconfinati pensieri di Dio, lotta con lo spirito di Dio, come già una volta Giacobbe sullo Jabbok combatté fino al mattino con l’angelo e finalmente conseguì la benedizione di Dio»
(Odo Casel, Il mistero del culto cristiano)

Al sorgere del sole, si celebrano le Lodi mattutine, l’Ufficio della Risurrezione. Mentre la creazione si risveglia a una nuova vita, noi facciamo memoria della Risurrezione di Cristo e della nostra nuova vita da risorti in Lui. Radunandoci per cantare quest’Ora liturgica, presentiamo a Dio l’offerta del giorno che ci è donato e lo poniamo sotto la sua benedizione.

«L’anima ora è passata dalle ore di profonda contemplazione ai sentimenti vivaci, propri del ringraziamento e della lode. Nel lodare il Signore, non si accontenta della propria voce, ma chiama tutte le creature ad aiutarla in quest’inno di lode… Sorge ora finalmente il sole stesso, come un eroe vittorioso; analogamente anche Cristo, dopo la lunga notte di Passione, si alzò sfolgorante…
Egli ci ha liberati dai nostri nemici; ci ha dato la possibilità di camminare
per sempre davanti a Lui in santità e giustizia»
(Odo Casel, Ibidem)

Le precedenti Ore liturgiche hanno preparato l’anima alla Santa Messa, celebrata quotidianamente come fonte e culmine di tutta la liturgia e di tutta la vita spirituale: fortificate dal Corpo e Sangue di Cristo, possiamo iniziare il cammino quotidiano, il nostro pellegrinaggio nel tempo, con animo forte e sereno, senza mai perdere di vista la meta.

«La Liturgia delle Ore estende alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico, “centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana”: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste.
La celebrazione dell’Eucaristia viene anche preparata ottimamente mediante la Liturgia delle Ore, in quanto per suo mezzo vengono suscitate e accresciute le disposizioni necessarie alla fruttuosa celebrazione dell’Eucaristia, quali sono la fede, la speranza, la carità, la devozione e il desiderio dell’abnegazione di sé»
(Principi e norme della Liturgia delle Ore, n. 12.)

Ora di Terza

La Santa Messa segue l’Ora di Terza, Ora in cui si fa memoria della salita di Gesù al Calvario, ma soprattutto della discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli riuniti nel Cenacolo. Ogni giorno le sezioni del Salmo 118 (119) – il Salmo che medita sulla Legge del Signore – ci invitano a ringraziare il Padre per il dono della Sua Parola, dono compiutosi definitivamente con l’Incarnazione, Passione e Risurrezione di Cristo. La giornata monastica procede con il lavoro, durante il quale l’abbondante Parola ascoltata al mattino viene custodita nel cuore perché porti frutti di santità nelle attività quotidiane vissute insieme in comunità.

Ora di Sesta

La campana ci chiama ancora in coro per l’Ora di Sesta, celebrata alle 12,30. Tale Ora, memoria della Crocifissione di Gesù, ma anche della visione di Pietro con cui ha inizio l’evangelizzazione dei pagani (cf. At 10,9 ss.), era per gli antichi monaci del deserto “l’ora del demone meridiano”, della tentazione e della fatica. I Salmi pregati a Sesta esprimono generalmente la supplica a Dio per essere liberati dal peccato – il fardello che veramente rende pesante il viaggio terreno – e allo stesso tempo ci invitano ad allargare gli orizzonti del nostro cuore all’umanità ancora in attesa di ricevere la Parola buona del Vangelo, che sola può donare la vera libertà.

Ora di Nona

L’Ora di Nona, memoria della Passione e morte di Gesù, e della salita degli Apostoli al Tempio, con il loro primo miracolo (cf. At 3,1 ss.), ci vede nuovamente raccolte in coro: i Salmi di quest’Ora, generalmente scelti tra quelli “graduali” esprimono la filiale confidenza di Gesù che si abbandona nella mani del Padre. Dalla Sua obbedienza d’amore siamo riconciliati con Dio e possiamo continuare nel tempo la Sua missione, per collaborare all’opera della Redenzione.

Vespri

Ai Vespri, unendoci a Gesù, che in quest’Ora celebra con i suoi discepoli il sacrificio dell’Ultima Cena, anticipo sacramentale della Sua morte sulla croce, presentiamo a Dio quanto abbiamo vissuto durante la giornata: gioia e dolori, fatica e riposo, timore e speranza. Di tutto ringraziamo il Signore con le parole dei Salmi e con il cantico del Magnificat, chiudendo il giorno con i sentimenti della Beata Vergine Maria: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente!».

Compieta

Prima di entrare nel grande silenzio della notte, cantiamo l’Ora di Compieta: ci affidiamo così alle mani del Padre, deponendo davanti a Lui tutte le inquietudini che possono aver turbato il giorno vissuto. Il canto dell’Antifona mariana chiude il ciclo liturgico giornaliero: ci raccogliamo così nella cella per attendere, nel riposo vigilante, il sorgere di un’alba nuova.

«Il sole all’occidente si avvia al tramonto. Il gioco di colori, meravigliosamente delicato, proprio del tramonto, il riflesso di luci che esso diffonde sopra la terra, stanca dopo una giornata di fatica, fanno sì che l’uomo sia indotto a rivolgere lo sguardo verso un mondo diverso, migliore. Il tempo del tramonto è straordinariamente adatto a risvegliare nel cuore dell’uomo un desiderio, appassionato fino al dolore, verso la pace, l’armonia, l’unità» (Odo Casel).