La storia

Luogo di culto fin dai tempi pagani, l’Isola ricevette il suo nome da San Giulio, prete di origine greca, che con il fratello Giuliano, diacono, portò il Vangelo in queste terre.

All’opera di San Giulio si deve la primitiva fondazione della Basilica dell’Isola, più volte in seguito ricostruita o ampliata. Dopo la morte del santo, sull’Isola molto probabilmente iniziarono a stabilirsi dei sacerdoti che conducevano vita comune e che avrebbero dato vita ad un Collegio Canonicale.
Con l’invasione dei Longobardi (568), l’Isola divenne sede di una residenza ducale fortificata.
Nel susseguirsi dei secoli e dell’avvicendarsi dei popoli dominatori, l’Isola si trovò ben presto coinvolta nella lotta tra l’Impero Sassone e il Regno Italico, che mirava all’autonomia. In tale contesto, all’inizio del maggio 962 l’imperatore Ottone in persona decise di attaccare l’Isola dove si era rifugiata Willa, moglie di Berengario, re d’Italia, con i suoi fedeli e il tesoro del regno. La regina Willa e i suoi ressero all’assedio per circa due mesi, finché furono costretti alla resa. Ottone occupò così l’Isola e ne prelevò il tesoro, lasciando però libera la moglie di Berengario.

Insieme a Willa, a capo dell’esercito, c’era il valoroso condottiero Roberto, conte di Volpiano. Proprio in quei giorni, da Perizia, sua nobile e pia sposa, gli nacque un figlio che diventerà il segno della pacificazione tra i contendenti: dopo la resa della regina Willa, l’imperatore stesso e la moglie Adelaide tennero a Battesimo nella Basilica dell’Isola il neonato, imponendogli il nome di Guglielmo.

Quel bambino sarebbe diventato “San Guglielmo da Volpiano”, grande abate benedettino, instancabile costruttore e riformatore di monasteri, figura di spicco nell’Europa dell’anno Mille.

Con diploma imperiale Ottone donò poi ai Canonici dell’Isola due terre di buona estensione, con campi, pascoli ed acque, vere ricchezze per quel tempo, situati nel territorio circostante. L’atto – la cosiddetta “Bolla di Ottone” – è datato in Orta il 29 luglio 962. Si tratta del primo documento in cui compare il nome dell’antica cittadina della Riviera Cusiana.

Lastra marmorea con croce gemmata, pavoni e palme, un tempo collocata sul cenotafio di San Giulio, databile alla fine del VI secolo – inizio del VII, esposta nel locale museale della Basilica.

“La “Bolla di Ottone”, 29 luglio 962 è il primo documento in cui compare il nome dell’antica cittadina di Orta

Dal diploma di Ottone – come da altre fonti – si deduce che sull’Isola già da epoca antica coesistevano due realtà che avrebbero segnato la sua storia fino al XIX secolo: chiesa e fortezza, Capitolo Canonicale e istituzioni politiche, potere spirituale e temporale. Accanto ai Canonici, un ruolo di primaria importanza ebbe la figura del Vescovo di Novara.

Il legame tra questi e l’isola di San Giulio risale probabilmente alla fine dell’Impero Romano, allorché i Vescovi divennero i soli punti di riferimento della popolazione, anche a livello politico.

Inoltre, le Isole dei laghi, in tempi di invasioni, furono spesso luoghi di rifugio per la popolazione.
Probabilmente, fu proprio il Vescovo di Novara ad erigere una prima fortezza sull’Isola, in cui riparare nei momenti di pericolo.

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