Egli è la nostra pace
Gennaio 14, 2026 |
Carissimi nel Signore!
L’anno che volge al termine si è caratterizzato come Giubileo della speranza: una speranza declinata in molti modi, con le più belle sfumature della vita, del cammino, del desiderio…
Una speranza narrata da bambini, giovani e anziani, da tanti gruppi di persone radunate secondo la loro specifica missione nell’ambito della società, una speranza affermata con fede da malati, poveri e carcerati. Insomma, una speranza vissuta insieme, in solidarietà, come popolo fedele di Dio, aperto al grido dell’intera umanità.
E questo grido ha un Nome: Pace!
Ecco perché l’Anno Giubilare trova nel Tempo di Avvento e nel Tempo di Natale che stiamo vivendo la sua pienezza e la sua continuità. Si chiuderà la Porta Santa, ma essa ha aperto davanti a noi la Via Santa, da percorrere ancora insieme, giorno dopo giorno, con perseveranza: un cammino di pace per tutti i popoli.
Pace!
Anche quest’anno non trovo altra “parola” per esprimervi il mio augurio natalizio. Ed è una “Parola” con la lettera maiuscola, una “Parola” silenziosa, una Parola che si fa carne nella grotta di Betlemme e nel nostro cuore, come nel cuore materno di Maria e tra le braccia premurose di Giuseppe.
Questa pace, in anni tragici non meno di quelli che stiamo vivendo, è stata cantata con note struggenti dalla martire Edith Stein in quello scritto sul Natale che mai ci si stanca di leggere e rileggere, tanto è pervaso di verità e di poesia, di adorante silenzio e di coinvolgente passione.
«Natale. La sola parola – scrive Edith Stein – sa di incanto, un incanto a cui, si può dire, nessun cuore può sottrarsi. Una festa di amore e di gioia: ecco la stella, alla quale tutti mirano…
Ma per il cristiano si tratta anche di “ben altro”…
“E il Verbo si fece carne”. È il momento in cui la nostra speranza si sente appagata…
Ma il cielo e la terra non sono ancora divenuti una cosa sola. La stella di Betlemme è una stella che continua a brillare anche oggi in una notte oscura. Dov’è il giubilo delle schiere celesti? Dov’è la pace in terra?».
«Egli è la nostra Pace», ci dice l’Apostolo. Ed entra ancora nel nostro mondo in piccolezza e povertà, avvolto in poche fasce e deposto in una mangiatoia. Là dobbiamo cercarlo, se vogliamo trovarlo, rivestiti di umiltà come i pastori, animati da un grande desiderio come i magi, attoniti per lo stupore al canto degli angeli che non si stancano di ripetere il grande annunzio: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e Pace in terra agli uomini che Dio ama».
Pace in terra!
È questa l’invocazione e l’accorata preghiera che sale da tutti i cuori; è il desiderio che più di tutti ci rende fratelli tra noi e mendicanti alla grotta di Betlemme.
Pace!
Abbiamo letto con commozione questa “parola” nella dichiarazione congiunta del Santo Padre Leone XIV e di Sua Santità Bartolomeo I, là dove ci si impegna a «contribuire in modo fondamentale e vivificante alla pace tra tutti i popoli. Insieme alziamo fervidamente le nostre voci invocando il dono divino della pace sul nostro mondo».
Ancora l’abbiamo sentita vibrare nell’Appello del Papa al termine del suo primo Viaggio Apostolico, quando dopo la Santa Messa a Beirut ha implorato da Dio il dono della pace e ha invitato tutti
«ad alzare lo sguardo al Signore che viene…, a incamminarsi sulla via della fraternità e della pace». Triplice il suo invito, che ci riguarda da vicino: «Siate costruttori di pace, annunciatori di pace, testimoni di pace!». Costruttori di pace, rifiutando nelle nostre relazioni la logica delle ostilità, delle divisioni, della violenza. «Mettiamoci tutti – ha concluso il Santo Padre – al servizio della vita, del bene comune, dello sviluppo integrale delle persone».
Per questo occorre “educare il cuore alla pace”. A tal proposito desidero attirare l’attenzione sulla “Nota pastorale” preparata dalla CEI, dal titolo Educare a una pace disarmata e disarmante. Molto ricca nel suo sviluppo, guida a riscoprire in tutto la centralità di Cristo, nostra Pace. Belli, in particolare, i tanti riferimenti agli “artigiani e architetti della pace”, «che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che la pace è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione».
Tutto questo ci riporta all’umile grotta di Betlemme, dove attorno alla Santa Famiglia si radunano, misteriosamente attratti dal Bambino, uomini di ogni lingua, popoli e nazioni.
Accorriamo noi pure in questi giorni santi alle sacre celebrazioni, partecipando in ascolto attento, con cuore commosso, in gioia profonda, per rinascere con Gesù che nasce e con Lui crescere in sapienza e grazia; per essere, con Maria e Giuseppe, madri e padri di tanti piccoli abbandonati, di un’umanità bisognosa di cura, di sostegno, di protezione: di una casa accogliente.
Riprendendo le parole pronunziate da san Paolo VI in Terra Santa (5 gennaio 1964), sia per noi la grotta di Betlemme il luogo santo dove iniziamo di nuovo a lasciarci attrarre dalla vita di Gesù, dove impariamo «ad osservare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella». E, grazia su grazia, «forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare», a diventare noi stessi grotta ospitale, perché Gesù possa nascere oggi nel mondo. E diffondere la sua pace, stringendo in un unico abbraccio i popoli divisi, offrendo un sorriso ai volti tristi, condividendo il pane della fraternità ai mendicanti di vita, la gioia del perdono a noi tutti, che attendiamo la salvezza.
Signore Gesù, tu vieni a nascere nella povera grotta di Betlemme: vieni a dimorare anche nelle nostre case, in noi stessi. Trasformaci, rinnovaci, perché possiamo essere luogo dove il tuo amore si rende presente e la tua pace regna.
Vi benedico nel Signore, Dio con noi
M. Maria Grazia Girolimetto osb
Isola san Giulio, 13 dicembre 2025, Santa Lucia