Edifichiamo insieme la civiltà dell’amore

Edifichiamo insieme la civiltà dell’amore

Settembre 18, 2026 |

Carissimi nel Signore,
aprendo questo nuovo numero del nostro “foglio di collegamento”, mi sembra importante soffermare l’attenzione sulla prima Enciclica di Papa Leone XIV: Magnifica humanitas.

Devo dire che, in un tempo segnato da tante guerre, inaudite violenze, soprusi di ogni genere, questo titolo mi ha sorpresa e interrogata. Quale messaggio ci vuole comunicare il Santo Padre?

Leggendo il testo comunitariamente, ho potuto notare che ha attirato l’interesse generale: proprio come monache ci siamo sentite partecipi dei tanti aspetti che il documento mette in luce per il cammino dell’umanità – di una magnifica umanità – di fronte al profondo cambiamento in atto, generato dall’Intelligenza Artificiale e da molti altri fattori che emergono con chiarezza.

Come il Papa stesso ha spiegato presentando pubblicamente l’Enciclica, «l’Intelligenza Artificiale tocca molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana». Pur essendo per noi – come forse per non pochi dei nostri lettori – una realtà molto complessa e al di fuori del nostro ambito di azione, tuttavia ci siamo sentite interpellate a guardare a questa trasformazione «con gli occhi della fede, con lucidità, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel cuore».

Magnifica humanitas – dice ancora il Santo Padre – è nata dall’ascolto di scienziati, politici, genitori, insegnanti… seriamente attenti al futuro delle generazioni più giovani. Ma aggiunge anche di aver sentito «il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza».

Di qui la chiara conclusione che domina il documento: «L’intelligenza artificiale deve essere disarmata».

È una “provocazione” anche per noi: la nostra vita deve essere disarmata, se vogliamo cooperare a fare dell’umanità una magnifica humanitas. Quanto impegno, quanta vigilanza ci sono necessari! Tuttavia, c’è un passo ulteriore da compiere.

«Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire».

Il Papa prosegue raccontando ciò che egli stesso ha visto quando il Perù, dove era missionario, fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte case furono travolte e anche molte strade distrutte.

«Lì – dice – ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo». Come lo constatiamo anche noi in questo mese di luglio! Mentre vi scrivo, sento il volo dei Canadair che da settimane senza tregua fanno la spola per prendere acqua dal lago e spegnere gli incendi in Valsesia, nell’Ossola, nei boschi di Varallo, nel Parco nazionale della Val Grande e si estendono sempre più.

Ricostruire, o, comunque, intervenire dove ci sono grandi danni significa imparare ad essere gli uni per gli altri, ciascuno offrendo il proprio aiuto, materiale e spirituale.

Ecco, nella sua potenzialità positiva l’Intelligenza Artificiale «può essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana». Purché – ammonisce ancora il Papa, citando san Paolo – «ciascuno stia attento a come costruisce!» (1Cor 3,10). Non è veramente “costruire” se non tutti sono tenuti presenti, se dovesse crescere la già grande moltitudine dei poveri, degli emarginati, degli esclusi dai più essenziali servizi umanitari… E il pericolo esiste.

Occorre vigilare. Ancora di più, occorre lo slancio del cuore per edificare – come disse san Paolo VI con indimenticabile espressione – la «civiltà dell’amore», penetrata dai valori dello spirito, pervasa dal senso della dignità della persona umana, volta a superare le divisioni ed i conflitti fra gli uomini, e a fare dell’umanità una sola famiglia di figli di Dio, liberi e fratelli (cf. Regina cæli, 17 maggio 1970). Era la solennità di Pentecoste. E Maria era là, a intonare di nuovo il suo Magnificat per la Chiesa nascente.

Ed è sempre con noi, segno di consolazione e di sicura speranza. Con Lei, anche noi lo vogliamo cantare con rinnovata fede, dal profondo del nostro cuore e dal cuore dell’umanità del nostro tempo, fragile e magnifica, lanciata verso alti orizzonti e precipitata nei più abissali dirupi, tormentata da gravi interrogativi e bella nel suo umile chinarsi là dove un bimbo piange, dove il dolore silenziosa- mente invoca aiuto: dove Tu, o Dio, ancora e sempre ci chiami al tuo servizio e attendi il nostro «sì» di piena adesione alla tua magnifica opera di universale salvezza, a svelare il tuo Mistero d’amore.

L’anima nostra magnifica il Signore
e il nostro spirito esulta in Dio, nostro salvatore, perché posa il suo sguardo d’amore
sui suoi figli feriti dalla vita,
anelanti alla pace e alla fraterna comunione.
Di generazione in generazione la nostra preghiera sale al Cielo
da questa valle di lacrime.
Grandi cose ha fatto per noi l’Onnipotente e santo è il suo Nome:
sussurrato nel silenzio del cuore disperde i pensieri superbi, dona luce e speranza,
ricolma della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, fino a questo nostro doloroso oggi perché getti nuovi virgulti di vita
e fiorisca per sempre la civiltà dell’amore.

Ricordiamoci vicendevolmente nella preghiera. Vi benedico

M. Maria Grazia Girolimetto osb
Isola San Giulio, 26 luglio 2026 – Santi Gioacchino e Anna

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