Sete di pace vera

Sete di pace vera

Giugno 16, 2026 |

Carissimi nel Signore! Come l’Autore della lettera agli Ebrei – di cui ho messo in esergo una frase, radiosa di luce pasquale, vivida di fede, di speranza e di carità – anch’io vi scrivo brevemente per condividere con voi una “parola” che vuole essere, in certo modo, la sintesi e il messaggio essenziale della grazia del Sacro Triduo 2026.

Sospinte da un fortissimo vento – che negli ultimi giorni di marzo ha ripetutamente investito la nostra zona – siamo entrate d’impeto nella Settimana Santa… Ancor più del solito, l’Isola era veramente “isolata”, immersa in un paesaggio dominato da forze impetuose: il lago con alte e minacciose onde spumeggianti, gli alberi chini sotto le violente raffiche, i battelli ormeggiati… Si udiva solo il fragore di grandi acque (cf. Ap 1,15).

Tutto ci richiamava ad una preghiera più intensa, a penetrare di più nel mistero pasquale, a viverlo lasciandoci sconvolgere dalla potenza di quanto esso significa e opera: salvezza e vita nuova per l’intera umanità, per il creato, per il nostro cuore indurito. È dal cuore rinnovato, infatti, che può sgorgare la sorgente della pace, che

zampilla senza conoscere frontiere, senza farsi arrestare da nessun ostacolo. Il Vangelo della Samaritana al pozzo (Gv 4,5-41), ascol- tato e meditato nella Liturgia della terza domenica di Quaresima, ce ne ha dato una toccante testimonianza: nell’incontro con Gesù la sua sete ardente, la sua terra inaridita, diventa sovrabbondanza di acqua viva per molti.

E di che cosa ha sete oggi l’umanità, se non di pace vera, quella che il mondo non sa e non può dare? Perché la pace non è frutto di strategie e di calcoli umani, troppo spesso interessati e preoccupati di imporre il proprio potere… Certamente la pace si intesse anche con i fili del dialogo, si edifica con le pietre vive della giustizia e si consolida con il cemento del bene comune. Tutto questo è essenziale; altrimenti, si fomentano sempre nuovi focolai di guerre, si approfon- discono gli abissi delle crisi umanitarie, si innalzano muri invalica- bili tra popolo e popolo, tra razze e razze, tra religioni e religioni tra ricchi e poveri, fra persone e persone, anche all’interno delle stesse famiglie.

Tutto questo, dunque, è necessario. Ma non basta per raggiunge- re quella pace vera di cui ha sete il cuore dell’uomo. Perché la pace non è l’esito di progetti umani.

La Pace è Qualcuno. La Pace è Gesù, che per amore si è in- carnato, per amore ha annunziato il Vangelo, per amore è andato volontariamente incontro alla Passione e alla morte per la nostra salvezza, facendo della stessa Croce non più un patibolo infame, ma un ponte di pace.

La Pace è Gesù che, dopo la sua risurrezione, appare in mezzo ai “suoi” – a tutti noi – con i segni delle sue ferite, dicendo: «La pace sia con voi!». La Pace è Lui, la pace è il suo dono, la pace è la nostra vocazione di figli della risurrezione, di figli della luce.

Mi risuonano in cuore le parole che Papa Leone XIV ha detto nell’omelia della Domenica della Palme, invitandoci a guardare a Gesù, «che si presenta come Re della pace, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui, che rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza. Lui, che si offre come una carezza per l’umanità, mentre altri impugnano spade e bastoni. Lui, che è la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra. Lui, che è venuto a portare la vita, mentre si compie il pia- no per condannarlo a morte».

Questi contrasti oggi sono molto vivi. In questo anno più che mai le tenebre del Venerdì Santo sono fitte. E non sembra esserci spira- glio di luce. Come non vedere nel martirio dei piccoli, nelle stragi delle guerre, nelle moltitudini di poveri che muoiono di fame, di freddo, senza casa e senza patria, il Cristo che ancora soffre e muore per noi?

Ma come non vedere anche la prepotenza del male che combatte il bene, la forza delle passioni che si scatenano nei cuori e rendono schiavo l’uomo, nato per correre libero sulle vie del bene? «Mors et vita duello conflixere mirando, Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello», cantiamo nella sequenza pasquale Victimæ paschalis laudes. Cristo per primo ha affrontato questo duello e lo ha vinto. Risorto, chiama i suoi a questa missione di pace: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Una mis- sione che, per andare lontano, parte da vicino, parte dal Cenacolo, dove i Dodici hanno ricevuto, con la lavanda dei piedi, l’esempio del servizio reciproco, con il sacramento dell’Eucaristia la grazia di essere un corpo solo con Cristo e membra gli uni degli altri, con il dono della pace la grazia di diffondere il Vangelo della pace, di essere operatori di pace.

Vivere nel quotidiano la Pasqua, solennemente celebrata nei riti, ci chiede di fare, momento per momento, scelte di vita e non di morte, scelte di luce e non di tenebre, scelte di amore e non di indifferenza. Con accenti diversi, ma tutti molto sinceri e toccanti, i presbiteri che hanno fatto Pasqua con noi, nelle varie celebrazioni hanno sottolineato questo aspetto di “compassione universale”. Ed è questa, oserei dire, la nota dominante della Pasqua 2026: essere presenza di pace, dove pace non c’è.

E questo è possibile solo guardando a Gesù, solo vivendo di pre- ghiera, solo rimanendo con Maria sia presso tutte le umane croci per condividere e consolare il dolore, sia nel Cenacolo per edificare la comunione fraterna.

Perché la pace – la pace vera – ha il volto della prima comuni- tà cristiana di Gerusalemme, quando la moltitudine dei credenti formava un cuor solo e un’anima sola: erano perseveranti nella pre- ghiera, condividevano i beni, vivevano con semplicità e letizia (cf. At 2,42-47; 4,32). In tal modo «con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù (At 4,32).

Possa essere così anche per noi! Cantiamo con la vita l’alleluia pasquale e si diffonda dai nostri cuori la luce della speranza viva, della carità operosa, della pace vera.

Cristo è risorto! È veramente risorto! Alleluia, Alleluia!

In Lui vi benedico

M. Maria Grazia Girolimetto osb
Isola San Giulio, 5 aprile 2026, Risurrezione del Signore

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