“Credi tu questo?” Giornata degli oblati 2026

“Credi tu questo?” Giornata degli oblati 2026

Maggio 10, 2026 |

Domenica 10 maggio 2026 abbiamo vissuto una giornata di grazia, con l’oblazione di Cristina Maria Benedetta e Marcello Romualdo, Chiara Maria Elisabetta e Alberto Giovanni.

La nostra “famiglia monastica” si è così arricchita di nuovo fratelli e sorelle: ciascuno porta in sé un grande dono che diventa un tesoro per tutti!

La giornata era iniziata da una  profonda conferenze “Credi tu questo?” La nostra oblata Prof. MariaRita Emanuela Marenco, con questa meditazione ci ha aiutato ad entrare nel mistero della Risurrezione, per imparare a scorgerne i segni nella vita quotidiana e per comprendere che ogni dolore può diventare un tempo privilegiato per incontrare Dio.

Credi tu questo? (Gv 11,26).
La Resurrezione nella vita quotidiana.

Buongiorno a tutti, grazie che ci siete nonostante questa pioggia che ci accompagna. Per chi non mi conosce sono Mariarita Emanuela Marenco, oblata benedettina qui all’Isola dove ho le mie radici, ma giro anche negli altri monasteri benedettini, perché mi chiamano, insegno nelle facoltà teologiche a Torino, dai Salesiani e della Diocesi, insegno Sacra Scrittura.

Ecco, oggi ho pensato di offrirvi questa meditazione che ho intitolato così: «Credi tu questo? La risurrezione nella vita quotidiana». Questo titolo: «Credi tu questo?» e questa nostra meditazione nasce dalla domanda che Gesù rivolge a Marta in occasione della morte del fratello Lazzaro e questa domanda fa seguito a Gesù che rivela di essere risurrezione e vita e dunque chiede a Marta: «Credi tu questo?»

E allora proviamo a interrogarci di quale fede si tratta, che cosa deve credere e soprattutto come possiamo rispondere noi oggi a questa domanda, come se la rivolgesse direttamente a ciascuno di noi. Ora Gesù si trova a Betania, in quella località dove aveva iniziato il suo ministero e sta per compiere l’ultimo dei segni, quei segni che l’Evangelista Giovanni chiama segni perché sono testimonianze concrete della sua unione con il Padre e della rivelazione del Padre attraverso di Lui. Gesù compie qui a Betania l’ultimo dei segni, ripeto quei segni che nel corso dei tre anni del suo ministero aveva compiuto in abbondanza e questo è l’ultimo e richiama alla vita Lazzaro. Questo segno racchiude il senso di tutta la sua missione, perché? Perché Lui testimonia che Lui è la Vita e Lui dona la vita e dona una vita in pienezza, questo è il senso del richiamo in vita di Lazzaro. Ora in realtà in questo brano di Lazzaro non si dice quasi nulla, se non che è sepolto da quattro giorni e che poi dal sepolcro esce avvolto dalle bende, ma non dice altro.

Dunque il tema fondamentale che ci vuole trasmettere e insegnare l’Evangelista Giovanni non riguarda Lazzaro, ma riguarda Gesù. Riguarda il dialogo di Gesù con le sorelle di Lazzaro, riguarda la sua domanda di fede, questi sono i temi chiave, perché qui il racconto parla di credere, parla di fede. Dunque il brano è introdotto da un ripetuto richiamo alla malattia di Lazzaro. Si dice che era malato un certo Lazzaro, il fratello di Marta e Maria, Lazzaro era malato, lo mandano a chiamare: «Tuo amico è malato». Gesù dice che «Questa malattia…». Il brano inizia con una insistenza voluta: «Questa malattia», perché questa insistenza? Perché nei brani dell’Evangelo e nella Sacra Scrittura non c’è mai nulla che sia casuale. E allora perché questa insistenza? Perché l’Evangelista Giovanni vuole dirci che nel contesto di un dolore, nel contesto di una malattia, Gesù si rende presente sempre, con i suoi tempi. Adesso non stiamo ad analizzare il brano, ma ha preso il suo tempo, ma tutto perché ha uno scopo.

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