Giovedì Santo

Giovedì Santo

Aprile 14, 2022 |

Il “Triduo Pasquale” inizia con la «Messa in cena Domini», la sera del Giovedì Santo, ma già prima del mattino, con la celebrazione vigiliare dell’Ufficio delle letture, la liturgia si fa solenne.

L’antifona che scandisce il salmo invitatorio ci immerge subito nell’atmosfera della giornata: «Venite, adoriamo Cristo Signore, che per noi è stato tentato e ha sofferto». Con il cuore siamo già nell’orto del Getsemani, dove Gesù vivrà la sua agonia, versando per noi sudore di sangue.

Li amò sino alla fine

Con la celebrazione della Messa vespertina, detta «Messa in Cena Domini», veniamo a trovarci, quasi d’improvviso, in una larga zona di luce. Le tenebre, è vero, continuano a premere tutt’intorno, ma la calda irradiazione di Cristo che si fa «padre di famiglia», mette il cuore in festa. Anche il colore liturgico bianco che si sostituisce al viola, la presenza dei fiori e il suono dell’organo e delle campane, il canto del «Gloria» esprimono la letizia di un’intima riunione familiare. Stiamo per partecipare ad un banchetto nuziale, perché con l’istituzione dell’Eucaristia – memoriale della nuova ed eterna Alleanza – Cristo lega per sempre se stesso alla Chiesa, sua sposa, con il vincolo di un amore indistruttibile.

L’antifona di ingresso dà voce al nostro slancio e alla nostra riconoscenza: «Nos áutem gloriári opórtet…», a noi conviene gloriarci, vantarci, unicamente della Croce di nostro Signore Gesù Cristo: egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione; per mezzo di lui siamo stati pienamente salvati e liberati (cf. Gal 6,14). È una solenne proclamazione di fede e un entusiastico rendimento di grazie, perché la croce, strumento di morte e segno di ignominia, diventa – per mezzo di Cristo – strumento di salvezza per il mondo intero e glorioso vessillo di vittoria.

La fervida esplosione iniziale lascia ora il posto ad un gaudio più raccolto. Questo passaggio, oltre che nel silenzio in cui si chiudono l’organo e le campane, si avverte anche nella colletta che, menzionando la morte del Signore, richiama alla memoria anche la triste figura del traditore. Nello stesso tempo, essa sottolinea il legame strettissimo tra la mensa che Gesù ci offre sulla terra e quella che ci prepara nel suo Regno: donandosi a noi, ci trasforma, ci immette nel dinamismo della carità divina: «O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, “prima di consegnarsi alla morte”, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, “convito nuziale” del suo amore, fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita».

Le letture presentano la Pasqua dell’Antica e della Nuova Alleanza e ne mettono in evidenza la stretta relazione. Nel passo dell’Esodo (12,1-8.11-14) vediamo la Pasqua dell’Antica Alleanza, le prescrizioni relative al rito in cui spicca l’immagine dell’agnello immolato, memoriale della liberazione dalla schiavitù d’Egitto.

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