L’Assunta: primizia dell’umanità glorificata

L’Assunta: primizia dell’umanità glorificata

Agosto 15, 2021 |

In piena estate e al culmine di quel movimento che si definisce “esodo” di ferragosto verso il refrigerio delle vacanze al mare, ai monti, ai laghi, alle isole lontane... la Chiesa celebra la più grande e antica festa mariana: l’Assunzione o “Dormizione” - come dicono i cristiani d’Oriente - della Beata Vergine Maria.

Attraverso la liturgia viene così offerta la possibilità di ascendere alle più alte vette dello spirito per respirare l’aria purissima della vita soprannaturale e contemplare la bellezza spirituale che è la santità. L’aspirazione al riposo, alla serena distensione e alla pura gioia non potrebbe trovare altrove un così pieno appagamento.

Ma per tantissima gente questa festa è soltanto “ferie di agosto”, riveste un carattere unicamente profano e si consuma nella banalità, spesso anche in uno stress consumistico e logorante, come e più che nei giorni di lavoro.

La solennità dell’Assunta, per chi voglia riflettere, è un forte richiamo al vero riposo e alla vera felicità a cui siamo chiamati. Il clima della liturgia odierna è tutto pervaso di stupore e di gioia pasquale. Maria è infatti la primizia dell’umanità nuova e glorificata, la creatura già totalmente riscattata dalla morte e trasferita in anima e corpo nel regno della Vita immortale. Ciò che il Signore Gesù Cristo ha operato con la sua incarnazione, morte – risurrezione, in Maria sua Madre ha già avuto il suo pieno effetto; partecipe della gloria del Figlio Risorto, Maria costituisce per noi un segno di sicura speranza (cf. Costituzione “Lumen gentium”, 68). Veramente questa solennità mariana ci fa sollevare lo sguardo verso il Cielo. Non un cielo atmosferico più o meno terso, non un cielo astratto, di idee, e nemmeno un cielo poetico e immaginario, ma il cielo della “vera realtà” che è Dio stesso con tutti i suoi angeli e l’immensa comunione dei santi di cui Maria è la più fulgida luce. Contempliamo, dunque, la nostra eterna dimora, il nostro destino di figli di Dio.

Il vescovo san Germano di Costantinopoli (sec. VIII) in un suo discorso tenuto nella festa dell’Assunta così si esprimeva rivolgendosi alla stessa Madre di Dio: «Tu sei Colei che per mezzo della tua carne (immacolata) ricongiungesti a Cristo il popolo cristiano… Come il tuo splendore riempie i cieli, così pure non vi è luogo in terra dove il tuo nome non sia onorato e glorificato… e così come ogni assetato corre alla fonte, ogni anima corre a te, fonte di amore; e come ogni uomo sospira a vivere, a vedere la luce che non tramonta, così ogni cristiano sospira ad entrare nella luce della SS. Trinità, dove tu già sei entrata. Le stelle parlano con la loro luce, le immagini parlano con i colori, il sole illumina una parte della terra, ma tutto il mondo è iluminato dalla luce emanante da te, Maria, specchio della luce divina. Si allontani dunque la morte per mezzo tuo, o Madre di Dio, che generasti la Vita; si allontani il sepolcro… O Maria, tu sei la nuova creatura costituita al di sopra di coloro che furono corrotti dal fango (del peccato). Sebbene assunta nei cieli, noi ti sentiamo presente. Tu sei il nostro conforto».

Maria non è emigrata, ma rimpatriata, e noi esuli in questo mondo e pellegrini sui sentieri del tempo, aneliamo a raggiungere la patria dove il nostro cuore sente di avere le primizie della sua gioia. Se abbiamo fede, il nostro vivere quotidiano diventa una continua e dolce esperienza di questo trans-ire, andare oltre. Non è un morire che ci annienta, ma un lasciare ciò che è limitato per entrare in ciò che è infinito; è diventare da terrestri, celesti. E questo avviene perché il Cristo risorto ha trasferito nella sfera divina la nostra natura umana e tutta la realtà cosmica cui siamo intimamente legati. Mentre sembra che tutto si logori, si consumi e sparisca, in realtà tutto si trasfigura e passa dalla caducità al regno dell’incorruttibilità. Nascono così «i cieli nuovi e la terra nuova» in cui non vi sarà più né pianto, né lamento, perché non vi sarà più la morte (cf. Ap 21, 1-4). La vittoria sulla morte è stata riportata dal Cristo in forza dell’amore che lo ha spinto a morire per noi. Solo l’Amore fa entrare nel regno della Vita. Maria vi è entrata dietro il Figlio, con un impeto incontenibile e dopo di Lei la via è rimasta aperta davanti a tutti gli uomini.

Non sono però i ragionamenti a farci capire queste cose; è la fede, la fede semplice e schietta, che ci pone umilmente in ginocchio e che ci mette in silenzio di adorazione davanti al mistero che ci trascende. Chi crede vive già nella dimensione del trascendente, perciò non si lascia afferrare dalla vana nostalgia del tempo che passa. No, perché il tempo non fugge all’indietro; la nostra esistenza non è una fuga e una caduta nel passato, ma un dinamismo proteso in avanti. La vita umana scorre come un fiume verso l’oceano divino, verso la sua pienezza. Perciò sentiamo che il nostro morire è un nascere altrove, che il nostro tramontare

Accompagnandoci nella fatica del vivere-morire quotidiano, Maria ci tiene sempre orientati alla vera patria della beatitudine. È però necessario camminare seguendo umilmente le orme del Cristo suo Figlio, come ella fece: «Cristo venne umile a una vergine umile» dice l’abate Pascasio Radberto. Noi tutti battendo lo stesso sentiero, accettando di passare attraverso le strettezze del dolore e della morte che sono stati ormai santificati dalla croce, possiamo fin d’ora pregustare la gioia del paradiso, che è la comunione di amore con Dio insieme con la Vergine Maria e tutti i santi.

Davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia e, contemporaneamente, di tanto angosciato dolore che dilaga nel mondo, il cristiano di oggi – se è tale di nome e di fatto – diventa lui pure un segno di speranza e di consolazione. Egli infatti è l’uomo che con il suo stile di vita seriamente impegnato nel temporale ma proteso all’eterno, annuncia la Risurrezione. È segno di speranza e di consolazione anche perché, tutti raccogliendo nel suo cuore, in uno slancio di umana empatia e di amore oblativo, tutti affida al cuore di Colei che è la “fulgida porta del Cielo” perché è la Madre della Misericordia, la fonte attraverso la quale è scaturita la nostra Vita e la nostra Gioia: Cristo Gesù.

Madre Anna M. Cànopi osb

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