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Santissima Madre di Dio

Dicembre 31, 2020 |

Il compito di Maria è di offrire Gesù agli uomini e gli uomini a Gesù. Il suo verbo è fare, vivere attuando, in perfetta obbedienza e donazione. Non hanno ostacoli le madri, non paura del pericolo, non paura del rischio e del sacrificio: esse fanno, costruiscono in silenzio, giorno per giorno, il grande miracolo dell’amore. E sul loro esempio deve modellarsi tutta la vita dei figli.
- David Maria Turoldo

Offriamo per la vostra meditazione questa pagina dell’abate Mauro Giuseppe Lepori, ocist…

Uno sguardo nuovo sull’anno nuovo

Una vita nuova comincia con uno sguardo nuovo, e uno sguardo nuovo nasce quando ci è dato di vedere una bellezza infinita.
I pastori hanno potuto vedere questa bellezza infinita nel volto di Cristo neonato. Apparentemente non era che un bambino come tutti gli altri, eppure, nella sua bellezza di bambino doveva trasparire il mistero della bellezza di Dio. Si vedeva un neonato, e si vedeva l’infinito, quell’infinito che i pastori fino ad allora credevano di vedere soltanto nella profondità insondabile del cielo stellato, compagno inseparabile delle loro notti silenziose passate a guardia del loro gregge.
Un simile mistero è inesplicabile. Ma i pastori non si sono preoccupati di capire, bensì di vivere e di amare ciò che era dato loro di vedere e udire. Sono ripartiti con un dono nel loro cuore, nei loro occhi, nella loro memoria; e la loro vita povera è diventata una vita piena della gloria di Dio.
Guardando il Bambino, ecco che avevano appreso uno sguardo nuovo, e questa novità permetteva loro di vivere tutto, perfino gli aspetti più cupi della loro esistenza disprezzata, lodando e glorificando Dio. Il dono di Gesù apriva i loro occhi al dono della loro stessa vita, al dono che era la loro vita, così com’era. La novità e la bellezza della loro vita erano nel volto di Cristo e nei loro occhi che continuavano a contemplarlo in tutte le cose.
Ora, questa esperienza, resa pubblica per la prima volta dai pastori, non è cominciata con loro, ma con la Vergine Maria. Maria è la prima ad aver posato il suo sguardo sul volto del Bambino, la prima ad aver contemplato nel volto di suo Figlio la bellezza nuova che illuminava il mondo.

Nel bel mezzo della confusione che la visita dei bravi ed euforici pastori provoca nel rifugio di fortuna dove ha appena partorito, Maria rimane in un profondo silenzio contemplativo e non abbandona il suo sguardo interiore sul Figlio.
Orbene, questo sguardo contemplativo di Maria è l’inizio di un mondo nuovo, del mondo rigenerato, della vita eterna: un inizio che non ha fine, poiché l’eterna novità di Cristo non può finire.
L’umanità ha bisogno di una Madre che educhi il suo sguardo a vedere Cristo, il Figlio incarnato del Padre.
Cominciare un anno alla luce del Nome di Gesù e alla luce della Maternità divina di Maria vuol dire cominciare l’anno nella certezza che non solo la Salvezza è possibile, ma che è presente. Ogni nuovo anno è un anno già salvato, e non dalla mezzanotte di questo 1º gennaio, ma da più di duemila anni, da quando il Salvatore, Gesù, è entrato e abita nel mondo.
Ogni nuovo anno è un anno abitato dall’Eterno, è un tempo di grazia in cui la vera gioia degli uomini è la presenza di Dio. E se la Chiesa ci fa celebrare la maternità divina di Maria proprio all’inizio dell’anno nuovo, è anche per farci capire che, per mezzo di Maria, Dio è entrato nel tempo, nel nostro tempo umano, nella nostra storia fatta di anni che trascorrono uno dopo l’altro. Maria è la Madre del Dio che abita il tempo e la storia. Celebrando questa solennità, la Chiesa ci ricorda che anche in questo nuovo anno, qualunque cosa accada, Dio è presente, Dio è Emmanuele, Dio è con noi.
Certamente, le ombre della storia personale e mondiale insinuano in noi la tentazione di pensare che questo mondo non sia salvato, ma abbandonato all’infelicità, alla disperazione, alla morte. E tuttavia, anche queste ombre, soprattutto esse, chiamano Gesù, invocano Gesù; e noi cristiani abbiamo la stessa missione urgente e vitale di Maria e Giuseppe: quella di invocare il Nome di Gesù sulla fragilità umana che Dio ha già tutta abbracciato, da Betlemme fino al Calvario: invocarlo tramite la preghiera, ma anche invocarlo permettendo a Cristo di renderci strumenti vivi del suo amore che salva, della sua carità che dona la vita, affinché tutta l’umanità conosca la sua Salvezza.

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