San Benedetto, Maestro di vita

San Benedetto, Maestro di vita

Luglio 11, 2021 |

In questo bel giorno di festa, vogliamo fare l’elogio affettuoso e devoto del nostro Santo Padre Benedetto. La Scrittura stessa ci esorta, dicendo: «Facciamo l’elogio dei nostri padri…» (Sir 44,1).

Riflessione da Madre Anna Maria Cànopi

Si rende onore alla memoria dei padri, quando si cammina sulle loro orme, quando si vive secondo il loro ideale di vita, un ideale che ha avuto la forza – la grazia – di durare nei secoli, di trasmettersi di generazione in generazione.

Per fare l’elogio di san Benedetto sia dunque nostro desiderio e nostro concreto impegno esserne figli degni, manifestando con la nostra vita la validità della sua “norma di vita”, come cantiamo nell’antifona del Magnificat ai secondi Vespri della solennità:

«O cælestis norma vitæ…
O norma di vita celeste,
maestro e guida, Padre Benedetto,
con Cristo esultante nella gloria dei cieli…»

Questa proclamazione di Benedetto quale “norma di vita celeste”, quale modello di vita santa, credibile perché incarnata nella sua persona fino alla fine, si trasforma subito sulle nostre labbra in umile invocazione:

«Conserva saldo il tuo gregge, Pastore buono;
fortificalo con la tua santa preghiera;
da te guidato,
possa entrare nella splendida luce del Regno».

Questa supplica è certamente il segno di affetto più gradito che possa salire a san Benedetto dai suoi figli. Nella santa Regola egli dice che il monaco non deve mai fare nulla di sua propria iniziativa, ma tutto con la benedizione e la preghiera del suo abate. Ecco, è sempre san Benedetto il vero e primo abate di tutti i monaci d’Occidente. Dal cielo, egli continua a sostenerci con la sua intercessione, Lui che, benedetto da Dio, è diventato benedizione per noi.

Nel sua giovinezza, Benedetto partì dalla sua terra natale, da Norcia, e andò a Roma, la capitale dell’Impero, animato da alti ideali, ma Dio aveva altri progetti per lui.

Custodendo un cuore da anziano, un cuore saggio, pur in tenera età, ebbe luce per discernere il pericolo di una vita depravata dai vizi, e, ispirato da Dio, partì.

Rifugiatosi ad Affile con la nutrice, visse nascostamente, in orazione, ma un miracolo da lui compiuto con la forza della preghiera, nuovamente gli fece avvertire il pericolo di una vita deturpata dalla vanagloria, e partì.

Partì solo, come Abramo, partì per fede. E Dio lo condusse per strade diverse da quelle che pensava; come Abramo ricevette da Dio la benedizione di una discendenza innumerevole, come le stelle del cielo, come la sabbia del mare.

La fecondità di questo uomo solo – “monaco” – che diventa “famiglia”, che “popolo” deriva dalla sua obbedienza di fede; da quel suo andare perdendo tutto, e prima di ogni altra cosa se stesso, mettendosi sempre più nelle mani di Dio, fino a spirare sostenuto dalle braccia dei suoi monaci, le braccia di Dio.

Questa fecondità stupenda, che sfida i secoli e tutte le bufere della storia, viene dal suo annientamento, dal suo perdersi per Cristo, disposto a tutto per amore di Lui, per conformarsi a Lui.

Vir Dei, uomo di Dio

Nella sua Vita di Benedetto, san Gregorio Magno scrive: «Il Santo non poté nel modo più assoluto insegnare diversamente da come visse» (Dialoghi II,36).

La Regola è un tesoro ancora e sempre da scoprire: per noi monaci contiene il segreto per arrivare a una profonda conoscenza di Cristo, è una scuola per imparare a vivere il Vangelo in verità.

Dobbiamo scoprirla sempre di più, vivendola con una fedeltà che scaturisce dall’amore, con un impegno instancabile, per trarre da ogni sua parola il messaggio vivo e vitale che essa contiene.

Noi stessi siamo – dobbiamo diventare – la Regola di Benedetto, che va compiendosi lungo i secoli. Una caratteristica fondamentale di questa Regola – che ne ha permesso la sua vasta diffusione – è la sua grande adattabilità: è una Regola che può essere incarnata in ogni comunità monastica, ma anche nelle famiglie e nei vari ambienti di vita sociale.

Attraverso la Regola è san Benedetto stesso che ci viene incontro, come “norma vivente”; è lui come persona che sta sempre davanti allo sguardo di coloro che abbracciano la vita monastica o vogliono in vario modo seguire il suo insegnamento. Per questo non è un rigido regolamento, ma un libro vivo.

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