Luce sul cammino quaresimale

Luce sul cammino quaresimale

Marzo 6, 2021 |

La Quaresima è un tempo santo, un tempo di revisione, un tempo nel quale riesaminiamo la nostra coscienza spirituale mediante l’ascesi e il digiuno… Se non esaminiamo la nostra coscienza, se non prendiamo distanza dalle brutture della nostra vita interiore, se, così facendo, non scopriamo la verità di noi stessi, non sentiremo il bisogno di Cristo.

Tempo di revisione: in ascolto della voce di Dio

La Quaresima è un tempo santo, un tempo di revisione, un tempo nel quale riesaminiamo la nostra coscienza spirituale mediante l’ascesi e il digiuno. Mettiamo un freno alla mente che straripa di fantasie e di sospetti che stordiscono la coscienza tanto da renderci incapaci di vedere il male. Nella stagione del digiuno quaresimale dovremmo desiderare molto la Parola di Dio. E per questo che i padri hanno sempre messo insieme digiuno e preghiera.

Se prestiamo attenzione al «Padre nostro» (Mt 6,9-15) ci renderemo conto che si tratta di una preghiera eucaristica. E la prima preghiera eucaristica che il Signore insegna ai suoi discepoli e a noi. I discepoli avevano chiesto al Signore: «Signore, insegnaci a pregare», ed egli aveva risposto loro: «Quando pregate, dite: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno…”».

Sia santificato il tuo nome, lo facciamo durante la Liturgia, quando santifichiamo il nome di Dio. Se poi preghiamo sul cibo, il pane ne è santificato perché in ogni pane che mangiamo nel nome del Signore scorre la potenza del Signore.

Ecco il primo punto importante: dobbiamo saziare prima lo spirito con la preghiera, poi offriamo al corpo il pane di cui ha bisogno.

Conversione: incontro con Gesù

La conversione è l’unica via per giungere alla conoscenza della persona di Cristo. Mediante la compunzione per il peccato, scopriamo la misericordia di Gesù, il valore del suo sangue e la potenza che la sua divinità possiede di far risorgere dalla morte e dagli inferi.

Se non avvertiamo la serietà del peccato che opera in noi, non riusciremo mai ad apprezzare il valore del sangue divino e non percepiremo mai il mistero della redenzione.

Se non esaminiamo la nostra coscienza, se non prendiamo distanza dalle brutture della nostra vita interiore, se, così facendo, non scopriamo la verità di noi stessi, non sentiremo il bisogno di Cristo.

La sua divinità resterà per noi un semplice articolo di fede che ci interesserà più o meno da vicino. Il sangue versato sulla croce, invece, sembrerà non essenziale o come un elemento necessario soltanto alla narrazione della Passione.

E invece, che gloria ha in serbo il Signore per il cuore che si converte!

Che potenza il sangue per la coscienza che geme per il peso del peccato!

Quando l’anima giunge alla propria verità dopo aver affrontato con coraggio il proprio peccato, senza fuggire o addurre scuse, allora non avrà altra via d’uscita se non cadere ai piedi della croce. Non riterrà più Gesù un articolo intellettuale di fede ma una questione di vita o di morte, l’unica vera salvezza dagli inferi.

Di che cosa ha bisogno il peccatore per accogliere la fede in Cristo così da ricevere la vita e la salvezza?

Di nulla! Semplicemente non deve resistere alla voce interiore e alla chiamata.

All’inizio del cammino con Dio il peccatore è come un morto nella tomba. Il peccatore ingannato e ucciso dal peccato appare fiacco, con uno spirito privo di dinamicità, senza orecchi per udire.

Per lui è venuto il Figlio di Dio, la Parola viva del Padre, e ha inviato la sua voce attraverso il Vangelo per seminare nell’anima morta, con la sua Parola, un nuovo orecchio che ascolti e comprenda la fede.

Quando il peccatore sente la voce del Figlio di Dio vive e risorge dai morti! Per la legge spirituale, il peccatore è un uomo morto. Ma non esiste creatura così viziata e amata da Dio come questo morto fetido per il peccato. Cristo infatti era noto per essere «amico di pubblicani e peccatori» (Mt 11,19).

La voce di Dio non è solo una forza vivificatrice, ma anche magnetica: essa è capace di attirare l’anima dagli abissi della morte e degli inferi e di farla risorgere dalla tomba delle passioni, slegandola e spingendola. Tutte queste cose l’anima è incapace di farle da sola. Anzi, le è impossibile anche solo parteciparvi con un po’ di sforzo. A essa è richiesto solo di non respingere tutto questo: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Gv 6,44); «Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori» (Gv 6,37).

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