Salve festa dies!
Aprile 5, 2026 |
«Cristo è risorto. Alleluia!». «È veramente risorto». Questo è il gioioso annunzio che vibra oggi nell’aria, il canto che unisce nel giubilo il cielo e la terra.
«Salve festa dies…», salve, o giorno di festa, giorno che effondi la tua bellezza sull’universo intero, sull’infinita estensione del tempo e dello spazio!
Mentre scenari di guerra occupano quotidianamente i nostri sguardi e diviene sempre più difficile distinguere la realtà dal tragico effimero, risuona alto l’invito che ci richiama e ci afferra perché ci lasciamo coinvolgere per correre e annunziare la gioiosa certezza che Cristo è morto e risorto per noi. Indeboliti nella fede, estranei a un incontro personale con Gesù, troppo spesso oggi non siamo più in grado di reggere lo scontro con la morte. Per far tacere il grido dell’angoscia che nasce di fronte alla constatazione che tutto perisce, per tentare di sfuggire il non senso della vita, ci hanno insegnato ad accumulare ricchezze, a impossessarci delle cose; ma così facendo ci chiudiamo in un vicolo cieco, e l’inganno non può durare a lungo.
La vittoria di Cristo però libera i cuori dall’angoscia e dona la grazia di rivolgersi a Dio col nome di Padre. Le porte del cielo si riaprono e il cammino del ritorno non è più impossibile, né vago. Ormai si conosce la via, si è radicati nella via. Gesù risorto si avvicina all’umanità intera che piange e soffre, si avvicina a ogni singolo uomo smarrito e confuso, e chiama ciascuno per nome, come già Maria Maddalena (cfr. Gv 20,16).
La Pasqua è questa presenza sconvolgente e insperata di Cristo accanto a ogni uomo. Perciò è un giorno senza tramonto. Sempre la celebrazione della Pasqua ha in sé questa forza trasformatrice, rinnovatrice. Non è soltanto un rito bello e suggestivo, ma relegato nell’ambito dello spettacolo e dunque estraneo ai veri problemi dell’uomo. Al contrario, è incontro realissimo con la Vita, che si comunica e si dona senza misura e per sempre. Gesù non offre una gioia evanescente, superficiale; con la sua risurrezione egli ha vinto il peccato, e l’unica vera causa dell’umana tristezza è radicalmente estirpata. Noi siamo redenti. Nei nostri cuori viene deposto il seme della pace, della riconciliazione.
Il passaggio alla vita eterna che oggi si apre davanti ai nostri occhi non è una promessa per il futuro, né un cammino affidato solo alla nostra buona volontà, perché morendo sulla croce, Gesù ha effuso lo Spirito (cfr. Gv 19,30), che si è riversato nei nostri cuori e nell’universo intero.